Sopra lo stesso asfalto: una storia di skate e amicizia
La presentazione di “Sopra lo stesso asfalto: Un’estate tra rampe, sogni ribellione” da WindsurfParadise ha messo al centro una storia che nasce negli anni ’90 e arriva fino ad oggi, mantenendo nello skate il suo punto di partenza e nelle relazioni il suo vero significato. WindsurfParadise, negozio storico e punto di riferimento della scena skate romana, si conferma ancora una volta come uno spazio dove lo skate non è solo pratica, ma cultura condivisa, fatta di incontri, esperienze e percorsi che continuano a evolversi nel tempo.

Emanuele Spito
A guidare l’incontro Daniele Verdecchia di Longskate Rider Rome con la moderazione di Maurizio Dell’Unto, mentre a raccontare è stato Emanuele Spito, autore e protagonista insieme a Doc e Marcus. Il libro nasce proprio da questo percorso: un racconto che parte da un piccolo paese, dove “non c’era niente”, e da lì costruisce una storia fatta di amicizia, crescita e creatività, con lo skate come mezzo di espressione.

È una storia che prende forma tra esperienze vissute e legami che resistono nel tempo, trasformandosi senza interrompersi. Ed è proprio da questo percorso che nasce la Brigade Unlimited United: prima crew, poi identità, oggi anche progetto concreto.

Maurizio Dell’Unto, Emanuele Spito, Daniele Verdecchia
Un’evoluzione che porta alla produzione di skate tavole artigianali Brigade Unlimited United, realizzate direttamente da loro, con attenzione ai materiali, ai dettagli e a ogni fase della costruzione. Un progetto che unisce cultura skate e produzione artigianale, mantenendo un approccio diretto e autentico.

La presentazione si è sviluppata in modo fluido, alternando racconto e confronto con il pubblico. Fin dai primi momenti si percepiva un’energia particolare, con un pubblico ampio e trasversale composto da rider, appassionati e curiosi, attenti e coinvolti durante tutto l’incontro.

Durante la serata è stato proiettato anche un breve video di pochi minuti, utile a dare immagini e ritmo al racconto e a rafforzare il collegamento tra passato e presente.

Le parole di Spito hanno accompagnato il pubblico attraverso un percorso che tocca skate, tempo e cambiamenti, ma soprattutto il valore delle relazioni. Il legame con Doc e Marcus emerge come il punto centrale di tutto il progetto.

Nel finale, il libro passava di mano in mano tra chi si fermava a parlare con Spito, Doc e Marcus e a farsi firmare una copia, segnando la chiusura della serata in continuità con il clima confidenziale e partecipato che si era creato.

Sopra lo stesso asfalto non è solo un libro legato alla cultura skate, ma una storia che parla di amicizia, di crescita e di ciò che resta nel tempo. Un racconto capace di incuriosire e coinvolgere anche chi si avvicina per la prima volta a questo mondo.

Non serve appartenere alla scena per capirlo. Basta aver vissuto qualcosa che ha lasciato un segno. Perché è questo che accomuna ogni percorso: il valore di quello che si costruisce insieme. E quando succede davvero, non finisce. Cambia forma. Si evolve. Ma resta.
Per approfondire il senso di questo percorso, abbiamo raccolto alcune domande per Spito, cercando di entrare nel cuore del libro, ma anche nel progetto che continua a evolversi nel tempo.
Come nasce l’idea di raccontare questa storia?
Nasce per far conoscere a tutti una cosa che mi è successa negli anni 90 e che dura tutt’ora: l’Amicizia con Doc e Marcus che ha usato lo skate come forma.
Senza svelare troppo, da dove parte davvero questo racconto?
Parte da un piccolo paese dove non c’era niente e questo niente ha potenziato la nostra fantasia. Lo skate è stato il mezzo su cui tutta la nostra creatività viaggiava e si sviluppava. E cosi nella mia cameretta ho iniziato a buttare nero su bianco aneddoti e storie vissute sotto forma di racconto.
Che sensazione vuoi lasciare a chi lo legge?
Renderlo parte di questa famiglia che abbraccia tutti. La Brigade è questo, è accoglienza.
Se dovessi dire qual è il cuore vero di questo libro, cos’è?
L’amicizia.
Hai lavorato da solo o ti sei confrontato con qualcuno durante la scrittura?
Ho chiesto a Marcus e Doc di ricordare qualche aneddoto dell’epoca e che titolo mettere. Il resto è venuto fuori da solo.
Se potessi tornare ai tuoi 14 anni, cosa ti diresti?
Mi direi di non abbandonare mai quelle amicizie e non avere paura di desiderare perchè tutto si avvera.
Oggi cosa significa per te lo skate?
Lo skate oggi è legame e rapporti. La coscienza e l’esperienza di oggi mi porta a dire che lo skate non è fregatura o solo un gioco, lo skate è una scuola di vita.
Che ruolo ha avuto la community nel vostro percorso, anche fuori dallo skate?
Ci ha aiutato molto a non perdere di vista le cose che affioravano dal nostro cuore. I momenti difficili e le vittorie, insomma ci sono sempre stati.
Quanto è cambiata la community skate da quando avete iniziato ad oggi?
Molto, quello che prima era la normalità oggi è una rarità. Le cose si facevano insieme spingendo gli altri a migliorare sempre di più. Nessuno si sentiva inferiore o superiore. Inclusività assoluta. Oggi vedo molto individualismo.
Cosa ti ha lasciato, a livello personale, tutto questo percorso?
Sono diventato un uomo certo e ancora desideroso di fare sempre grandi avventure con i miei amici. Pensiamo in grande.
Ti riconosci ancora nella scena attuale o la senti distante?
La sento un po distante ma devo dire che ogni tanto però si trova qualcuno con la stessa passione e percezione dello skate e della vita come la mia. Quando è cosi nasce subito un feeling che non ti togli più di dosso.
Come nasce la Brigade Unlimited United come progetto?
Nasce per condividere quello che di bello abbiamo vissuto negli anni 90. E cosi abbiamo iniziato a costruire tavole per noi 3 e invece poi…
Come nasce l’idea di iniziare a costruire tavole vostre?
Volevamo customizzare le tavole per il nostro gusto personale e cosi dopo oltre 1 anno di tentativi e test nasce la prima nostra tavola: la Torsion.
Cosa rende una vostra tavola diversa da tutte le altre?
Innanzitutto essendo fatta artigianalmente una per una a mano, ci mettiamo più dedizione e cura nei particolari, cosa che le grandi aziende inevitabilmente non possono fare. E poi utilizziamo materiali e materie prime di livello e di prima scelta. Chi le usa deve rimanere soddisfatto.
Quanto conta per voi seguire tutto il processo, dall’inizio alla fine?
E’ la nostra forza. Tutto il processo è seguito da noi. Fino a quando la tavola non è perfetta non viene rilasciata.
Le grafiche quanto raccontano quello che siete?
Cerchiamo sempre di metterci il nostro gusto e “firma” su ogni tavola, perchè ogni strato di acero canadese parla di noi e della nostra storia iniziata negli anni 90 e tuttora viva.
Ci sono storie che non hanno bisogno di essere spiegate fino in fondo per essere capite. Basta aver vissuto anche solo una parte di quel percorso. Forse perché certe cose non finiscono davvero. Cambiano forma, si allontanano, ma restano lì. Ad aspettarti.






